Analisi posturale: a cosa serve davvero?

“Mi hanno detto che ho il bacino storto e una spalla più alta dell’altra. È grave?”
È una delle domande che sento più spesso.
La risposta, nella maggior parte dei casi, è semplice: no.

Il problema è che siamo abituati a guardare la postura come se dovesse essere perfetta, simmetrica, allineata. Ma il corpo umano non funziona così.

Tutti siamo asimmetrici. Chi più, chi meno. Ed è normale.

Adattamento e compensi

Avere una spalla leggermente più alta o un bacino non perfettamente in asse non significa avere un problema. Significa avere un corpo che si è adattato nel tempo.

Il punto è proprio questo: il corpo si adatta.

Il compito del posturologo è cercare di capire a che cosa si sta adattando, cosa il corpo sta cercando di nascondere: immagina di avere un sassolino nella scarpa, per i primi metri non senti quasi la differenza. Prova però a correre 10 km con quel sassolino.
Pensa ora come sarebbe averlo per 1 anno.
È possibile che il corpo tenderà a “stortarsi” pur di non sentirlo?

Quindi, alla luce di questo banale esempio, il posturologo deve sì individuare le eventuali asimmetrie, ma allo stesso tempo deve saperle interpretare in maniera costruttiva.

Nocebo

Il problema nasce quando l’analisi posturale viene usata nel modo sbagliato.
Si guarda una persona ferma, si trovano delle asimmetrie e si trasformano in “errori”.
Poi si comunica tutto al paziente in modo allarmante: sei storto, sei fuori asse, c’è qualcosa da sistemare.

E da lì parte il circolo vizioso.
La persona inizia a sentirsi “sbagliata”, a controllarsi continuamente, a preoccuparsi per ogni sensazione.
È quello che in ambito clinico chiamiamo effetto nocebo: più ti convinci che c’è qualcosa che non va, più il corpo te lo conferma.

Un’analisi posturale fatta bene non serve a dirti cosa hai fuori posto.
Serve a capire perché il tuo corpo funziona così.

Non è una fotografia estetica, ma funzionale. È uno strumento per leggere gli adattamenti, per capire cosa è utile, cosa è irrilevante e, soprattutto, cosa è collegato ai tuoi sintomi.
Perché sì, puoi essere asimmetrico e stare benissimo.
E puoi essere “perfetto” e avere dolore.

Un altro errore comune è cercare la postura corretta. Non esiste.
Esiste una postura che funziona e una che non funziona in quel momento per quel corpo.

La differenza non la fa quanto sei dritto, ma quanto ti muovi bene, quanto ti adatti, quanto il tuo corpo tollera i carichi.

Per questo il lavoro non è raddrizzare le persone.
È metterle nelle condizioni di funzionare meglio.

Anche i test, durante una valutazione, dovrebbero avere questo obiettivo.
Non servono per confermare che “sei storto”.
Servono per vedere cosa cambia: cosa migliora, cosa peggiora, cosa dà sollievo.
Se un test non dà una risposta utile, non serve.

Poi c’è un aspetto fondamentale che spesso viene sottovalutato: come si comunica tutto questo.

Perché puoi fare anche la miglior valutazione del mondo, ma se fai uscire una persona dallo studio pensando di essere “rotta”, hai già perso in partenza.

Una buona analisi posturale dovrebbe fare l’opposto: dare chiarezza, togliere dubbi, ridurre la paura.

In sintesi, l’analisi posturale è uno strumento potente, ma solo se usato nel modo giusto. Non serve a dirti che sei storto, ma a capire come funziona il tuo corpo e come può essere migliorato.

E questa è tutta un’altra storia.

dott. Simone Speciale, posturologo e osteopata

Milano – Via Giacomo Leopardi 27